Riflessioni: Perchè continuare ad essere lions oggi?

di Pietro Manzella  (LC Palermo dei Vespri)


Ritengo che molti Lions si siano posti e si pongano, ancor di più oggi, questa domanda e continuino a chiedersi pure quale risposta darsi. Sfogliando la rivista LION del Dicembre 2010 tale senso di smarrimento si coglie quasi come “malessere nazionale”.

Ognuno, analizzando il problema dal proprio punto di vista, spesso condivisibile, non ha mai trovato una panacea risolutiva. Sembrerebbe di vivere in un lazzaretto, dove tutti si lamentano, attendono cure, rimedi e soccorsi da altri, nella consapevolezza, però, del proprio malessere, ma rimanendo fermi e, quasi rifiutando, a volte, di lasciarsi curare, come se, per assurdo, si avesse paura di guarire veramente!

Ho trovato intrigante e leale l’articolo “Fresco di stampa” di Pino Grimaldi pubblicato nel mensile n. 10 Dicembre 2010, così come quelli di Ermanno Bocchini, di Stefano Zamagni, di Giampiero Peddis, di Paolo Piccolo, di Domenico Messina, e di tanti altri, poiché ciascuno ha avuto qualcosa da evidenziare, rilevare ma, pur tuttavia, poche restano le proposte.

Ritengo che, prima di affrontare la ricerca in generale della crisi del lionismo di oggi, occorra che ogni lions si ponga una serie di domande, affinchè quel “conosci te stesso”, di socratica memoria, possa iniziare la trivellazione interiore per tentare di ottenere qualche risposta positiva.

Ebbene, ci chiediamo ancora:

1) Perché sono entrato a far parte del mio club lions?:

a) Per fare un piacere ad una amico che me lo ha chiesto?

b) Per uscire con la famiglia e trovare una scusa per andare a cena insieme ad altri e fare qualche giocata a carte, partecipare a qualche festa o altra cosa di tal genere?

oppure

c) Avevo ideali di solidarietà nei quali credevo e che volevo realizzare?

d) Avevo mai preso cognizione delle regole scritte e degli scopi del lionismo?

Come si può ben comprendere, a seconda della risposta dataci, avremo avuto un approccio differente sia con il nostro club che con l’intero universo Lionistico.

Infatti, una risposta positiva alle domande di a) e b) avrà certamente formato un socio immotivato, apatico, distratto e pronto ad andare via dal club alla prima occasione di malumore. Mistero, poi, sui motivi dell’ingresso nel club!

Ecco una prima causa di “crisi”!

Inoltre le domande c) e d) sono correlate perché se la risposta a c. è positiva la cognizione delle norme regolamentari e comportamentali diverrà indispensabile e formativa, poiché, diversamente, si camminerebbe come in un sotterraneo privo di luce ed aria, con il rischio di asfissia! In questo modo avremo portato dentro il club un uomo-nuovo, un lion pieno di buoni propositi e di forza prorompente: avremo un uomo di qualità, il tanto “agognato” uomo di qualità!

Ma, a questo punto, vi è il 2° momento di indagine riflessiva, quella cioè da fare da “adepto”.

E quindi:

2) Come mi sono relazionato con gli altri soci del mio club?

a) Sono stato assente?

b) Sono stato egoisticamente invadente?

c) Ho sempre detto che sono il più bravo, il più bello, il “più” tutto?

oppure

d) Con umiltà ho condiviso le scelte con gli altri, apportando il mio contributo personale senza pretesa di “ritorno” o apprezzamenti ma solo per aiutare con le “opere” i bisognosi?

Anche, in questo caso, se le risposte di cui alle lettere a), b) e c) sono positive, allora, anche se sono entrato perché avevo un ideale, non avevo capito che anche quell’ideale era effimero e fittizio, in quanto nascondeva solo egoismo e non prodigalità e, quindi, potrei diventare in breve tempo una pedina portatrice di “zizzanie” con propensione alla distruzione del club e probabilmente andrò via presto. Se la risposta di cui alla lettera d) è positiva, allora quel socio va incentivato perché ha compreso e fatto comprendere che il primo assioma del lionismo, valido ancora oggi, è “We serve” e ciò “io e te = noi” serviamo, cioè l’unione di forze fisiche, intellettuali e psichiche da ed è la vera ed unica forza del lionismo! La collaborazione e la comunione tra i soci, la condivisione e l’umiltà tra tutti, l’amicizia all’interno del club di appartenenza e quella sincera con gli altri, devono servire per affermare e rinforzare gli scopi comuni: aiutare il prossimo, ma in modo diverso da qualunque altra organizzazione di beneficienza, poiché non bisogna dimenticare che il Lions International non è un’associazione assistenzale e non potrà o dovrà mai surrogarsi alle forme istituzionali di assistenza all’uopo preposte in ogni Nazione.

A questo punto mi chiedo:

3) Ma se sono entrato a far parte del mio club animato da spirito di prodigalità verso il prossimo perché credo in taluni ideali e mi sono approcciato ai miei soci con umiltà ed amicizia, perché allora sono scontento di questo mondo lionistico e mi lamento?

Ritengo che la riflessione vada rivolta anche verso altri aspetti del rapporto associativo ed in particolare: ma gli altri soci si comportano secondo i principi sopra esaminati? Se no, ecco che nasce la crisi d’identità: io non mi ritrovo più bene all’interno di un’associazione nella quale ero entrato a fare parte, ritenendo che anche gli altri condividessero gli “ideali” e gli “scopi” statutari e morali scritti dal fondatore, ma sono rimasto deluso da taluni comportamenti. Mi piace riprendere una citazione di San Paolo, riportata anche nell’articolo di Giampiero Peddis, “… aprirsi all’intelligenza dei tempi nuovi…” poiché credo che il principio enunciato non si realizzi soltanto perché dobbiamo essere spinti, in ogni caso, verso un’apertura ed una voglia di rinnovare la società e l’associazione, ma occorre prima rinnovare noi stessi!

Allora, il neo cancerogeno da curare è, in primis, nel club? Quello che va scrupolosamente analizzato è proprio il club, cellula indispensabile della struttura esistenziale di tutto il castello lionistico, entità astratta composta da uomini diversi, accomunati da un unico intento ed un solo scopo: “We serve”. Ma come si può tentare di arginare questa piena di “decadimento”, questa marea di “convulsioni epilettiche di disvalori”?

Dopo un’accurata ulteriore riflessione e dopo avere letto ed essermi confrontato con altri lions, che vivono identico disagio esistenziale associazionistico, ho pensato che la scala per la risalita, alberga sempre dentro ciascuno di noi. Non dobbiamo dare le colpe sempre ad altri, scrollandoci di dosso le nostre!

Credo, quindi, che per prima cosa occorre “operare” all’interno del proprio club, partecipando a tutte le riunioni, apportando il proprio contributo di idee e cercando di creare sempre più un clima amicale, di cordialità, di serenità, affinché i diversi problemi possano essere superati nel migliore dei modi. In secondo luogo, occorre testimoniare, in ogni occasione, con fatti concreti, i fondamentali principi del lionismo, non dimenticando che esiste un preciso parallelismo tra il nostro Codice dell’Etica e la Costituzione Italiana.

In proposito è interessante l’articolo scritto da Giancarlo Vancini, che, facendo rilevare come la Costituzione, la Corte dell’ONU ed il Codice Lionistico siano basati suprecetti (non su divieti) abbiano principi analoghi. Basti esaminare gli art. 3, 10, 11, 13, 14, 15 e così via della Costituzione e confrontarli con gli scopi del lionismo per constatarne la corrispondenza, non solo ideologica ed istituzionale, ma, spesso, anche quella lessicale. Quindi bisogna riprendere una rilettura attenta, coscienziosa, convinta e testimoniata dei principi lionistici, non come, invece, avviene, a volte senza comprenderne il senso profondo, durante la cerimonia d’ingresso del socio nuovo. Ciò si può realizzare obbligando quasi, almeno fino a quando non dovesse diventare una normalità, i Presidenti dei clubs ad organizzare caminetti di formazione lionistica obbligatoria per tutti i soci con l’intento non solo di informare i nuovi, ma di creare anche un clima di comunicazione, armonia e scambi culturali con quelli più anziani. In tal modo il club si arricchirà di talenti che, spesso, restano nell’ombra per svariati motivi. Infatti, mutuando una frase di Ermanno Bocchini sono convinto che “camminando (e cioè confrontandosi, secondo me) e solo camminando puoi correggere, con l’aiuto dell’amico, l’itinerario della strada che hai scelto”. Invero, dovremmo pensare al lionismo come religione laica che tende al bene oggettivo della collettività che è anche mondiale, al di sopra di ogni visione di parte e corporativa; religione, intesa nel senso etimologico di religare cioè di legare, accomunare, poiché disciplinata da un codice comportamentale obbligatorio, cui i lions credono come a qualcosa di sacro e vincolante (perché altrimenti ci mettiamo in piedi all’ascolto del Codice dell’Etica?) e laica in quanto regole ed obiettivi non sono di emanazione divina, ma si fondano sulla natura, sulla ragione e sull’esperienza “Melvin Jones era un uomo!”.

4) Ma tanti auspicano ad una modernizzazione dell’associazionismo. Assistiamo, così, ad una ricerca spasmodica di identità nuove, diverse dal passato.

Anche questo va ridimensionato e molto riflettuto a fondo. Cosa significa ammodernarci? Usare internet o inventarci services, sempre più strani, per “apparire” diversi ed “alla moda”? Mi piace ricordare, così come ha fatto l’amico Stefano Zamagni, la massima di Platone: “Il solco sarà diritto se i due cavalli che trainano l’aratro marciano alla stessa velocità. Se l’un cavallo corre più veloce dell’altro il solco piega a destra o a sinistra e l’agricoltore ci informa che il raccolto non sarà buono”. È evidente che i cavalli sono le radici e l’aratro le ali. Le prime dicono di un attaccamento alla tradizione ed allo spirito originario e conservatore; le ali dicono della tensione e propensione verso il nuovo e dello spirito d’intrapresa. Le radici senza le ali portano al conservatorismo e le ali senza radici portano all’avventurismo. Pertanto, il lionismo attuale deve essere dotato di quei cavalli e di quelle ali, applicando regole di equilibrio nella scelta dei propri services per evitare ingessature o eccessivi pindaricismi non perdendo di vista il buon senso e la semplicità. Per altro verso si può ricordare anche il significato simbolico delle due teste di leoni che sono raffigurate nel nostro spillino. Certamente non mancano le prospettive ad aprirsi verso concetti nuovi che non sia la “beneficienza spicciola”, che si fa con tornei di “burraco”, riducendo i clubs a circoli di carte e contribuendo così ad una stasi creativa di ordine propositivo. Non dico di bandire queste forme di raccolta o di beneficienza, ma ritengo che dovrebbero essere trovati sistemi, anche alternativi, così come prospettati ad esempio dal socio Tito Berardini con l’ausilio di SMS telefonici, previo accordo nazionale con le diverse telefonie a livello di Multidistretto. Ma non dobbiamo dimenticare neppure l’esistenza del “Progetto di cittadinanza umanitaria” attraverso la “Carta della Cittadinanza umanitaria”. “Cittadinanza umanitaria, dice Ermanno Bocchini, significa che l’aiuto umanitario, rappresenta solo il primo dei diritti della cittadinanza umanitaria; consiste, in primo luogo, nella promozione dei diritti umani fondamentali e della libertà di tutti i popoli del mondo, fratelli nella libertà. Cittadinanza umanitaria significa che crediamo in un mondo, nel quale nessun cittadino dovrà più stendere la mano per chiedere per carità ciò che gli spetta di diritto. Cittadinanza umanitaria significa che noi dobbiamo aiutarli oggi a non chiedere più aiuto domani”. Ritengo che dobbiamo riprendere a volare come le aquile e non come le galline!

Quindi non vi è chi non veda che i principi lionistici mutano, adattandosi ad una maggiore globalizzazione che non deve scivolare in qualunquismo “tout court” solo per potere “apparire”, ma nel senso di allargare la coscienza umanitaria ancora di più verso gli altri per potere realmente “essere”.

5) Valorizzare tutte le risorse umane e professionali esistenti all’interno dei clubs e metterli a servizio della collettività gratuitamente, così come siamo abituati a fare, per rigoroso credo, avendo il coraggio di denunziare all’opinione pubblica, al cittadino, ogni cattiva gestione, ogni malessere sociale, politico, ambientale per cercare di ottenerne la giusta correzione. In definitiva, maggiore e più incisiva publicizzazione della presenza Lions sul territorio verso la società. A tal proposito è molto innovativo per il nostro Multidistretto il Lions Alert, poiché potrebbe rappresentare, se così strutturato un potente pungolo verso la società.

Per fare questo occorre investire più risorse per farci conoscere a livello locale e, quindi, con espansione a macchia d’olio, anche a livello internazionale, dalla stampa cittadina ma non con la semplice foto ricordo del Presidente che consegna la targa di turno al beneficiato di turno, ma con articoli profondi evidenziando i motivi che hanno indotto quel Presidente a realizzare quel determinato evento, anche rischiando di diventare un “grillo parlante”.

In tal modo eviteremmo di “parlaci sempre addosso” riempiendo pagine di riviste che, spesso, non si leggono o si leggono poco!

Infine, sempre in quest’ottica, ritengo importante un maggiore coordinamento tra i clubs di una stessa zona sia tra di essi, che con altre associazioni di servizio, nel rispetto delle autonomie istituzionali di ciascuno, per realizzare più coerentemente gli scopi istituzionali.

In definitiva, mi auguro che anch’io, per la mia modesta esperienza, possa contribuire a fornire una chiave di lettura propositiva del lionismo attuale, scusandomi se, invece, sono caduto in qualche forma di protagonismo, ma è bene che si sappia che il mio convincimento, che dovrebbe animare ogni uomo, è “emozionarsi per emozionare”, poiché solo quando si è convinti della bontà di qualcosa e la si fa del tutto propria, solo allora si potranno trasmettere agli altri con forza, convinzione e coerenza i principi per cui ci si è battuti ed in cui si crede. Ma un vero lions deve avere anche il coraggio di testimoniare tali valori. Allora ben vengano tutti i cambiamenti, ma se le radici sono saldamente ancorate al terreno coltivato dai valori di Melvin Jones, nessun temporale potrà mai sradicare le piante buone ed il lionismo avrà sempre radici più robuste.

In conclusione, a mio avviso, bisogna sempre cercare dentro di noi le prime cause dei malumori e poi, se crediamo in ciò che possediamo di positivo, abbiamo il dovere di trasmetterlo e condividerlo con gli altri per camminare insieme e costruire un mondo migliore per tutti, soprattutto per i bambini che non godono dei beni e dei privilegi che abbiamo avuto concessi noi. Pertanto, continuo ad essere lions oggi ed a “pensare positivo”, contribuendo alla crescita qualitativa della nostra Associazione, rivendicando, senza temere di essere boicottato, l’orgoglio dell’appartenenza.

Fonte:

* numero del mese di giugno 2011 della rivista nazionale  LION

* http://www.lionspalermodeivespri.it  (articolo del 29 gennaio 2011 sulla cui pagina è possibile inviare i vostri commenti)

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