L.C. Ragusa Valli Barocche NC

Una storia di umana pietas – Il Lions Club Valli Barocche  adotta una tomba dimenticata

Una storia di umana pietas all’ombra dei cipressi del cimitero comunale. E’ la storia di Giuseppe Spampinato nato a Melilli nel 1926 e morto a Ispica nel 2005. Giuseppe era un uomo ai margini della società, le vicende di vita lo portarono a Ispica negli anni ’90 con tutto il suo fardello di solitudine, emarginazione e povertà. Padre Paolo Ferlisi all’epoca provava ad aiutarlo e chiese aiuto anche ad alcuni ragazzi ispicesi che attualmente fanno parte del Lions Club Valli Barocche New Century di Ragusa. Furono questi ragazzi a guardarlo , a provare ad allontanarlo dall’alcol, ad aiutarlo nel disbrigo di tutte le incombenze burocratiche necessarie ad ottenere una pensione dignitosa .

Poi nel 2005 l’affidamento ai Servizi Sociali e il ricovero in una casa per anziani ma a novembre Giuseppe terminò il suo calvario terreno. Nessuno dei parenti né la figlia che vive nell’Italia Settentrionale seppur contattatadai ragazzi ispicesi si sono interessati di lui né sono venuti a vederlo mai. Un funerale a spese del Comune di Ispica, quindi la tumulazione il9 novembre 2005 nella nuda terra nell’appezzamento di fronte ai colombari dei Portatori di Cristo, nei pressi dell’entrata principale del camposanto. Né un mazzo di fiori, né una targhetta con il nome, né una croce su quella terra: solo una pietra segnaletica della sepoltura per quasi 6 anni.

Domenica scorsa i ragazzi ispicesi del Lions Club Valli Barocche Antonello Gianì (past president), Pierpaolo Tumino, Tommaso Barone e Tommaso Lauretta sostenuti anche dal presidente del club Tina Elia hanno materialmente apposto una lapide marmorea su quella sepoltura dimenticata, anonima. L’operazione di pietà religiosa è stata resa possibile con la collaborazione della ditta Terra e del maestro d’arte Giambattista Cultrera.

I soci ispicesi del club hanno deciso anche di adottare la tomba e di provvedere periodicamente alla deposizione di fiori “perché resti il segno del passaggio di questa vita sulla terra ispicese”. “Ogni volta, che passavamo dinanzi a quella sepoltura, che individuavamo a fatica perché senza nome, raccontano i soci ispicesi del club, ci venivano in mente gli approfondimenti sul nazismo letti al liceo sui corpi seppelliti senza nome dai medici nazisti e quel cumulo di terra emarginato ci ricordava che lì c’era un uomo, una vita vissuta: non si può essere emarginati anche al cimitero”.  

Fonte: http://www.ilgiornalediragusa.it

Advertisements