Natura ed ecologia: Genova, il giorno dopo

di Massimo Ridolfi  

E’ difficile immaginare una città come Genova, in ginocchio, ferita, avvilita.

La sua immagine di Città solida, concreta, resiste nella mente collettiva e si conferma nei visitatori ai quali si propone con una pacatezza consapevole di antica potenza.

E’ invece Città fragile, per tanti motivi – sempre gli stessi – che ogni volta, quando si verificano le tragedie, vengono ripetuti come noiose litanie recitate senza convinzione e poi dimenticate, una volta seppelliti i morti e ripulite le strade.

Nel 1970 fu il Bisagno a portarsi via trentacinque morti, oggi i morti sono sei e non per colpa del Bisagno che questa volta è stato bravo nei suoi argini, ma del Fereggiano, un torrentello, insignificante, uno dei cinque che abbracciano la città.

Fino a pochi giorni fa si camminava nel suo letto. La frustrazione rischia di aumentare e togliere le forze per reagire: sappiamo come andrà a finire.

Sarà solo la forza della popolazione e la necessità di reagire a ridare vita alla Città, i volontari, i soccorritori, le sottoscrizioni, gli aiuti di ogni parte d’Italia.

La Città, ammirata, ringrazia per tanta solidarietà. Ma i problemi d’origine, quando, come e da chi verranno affrontati e risolti? In dieci giorni, per il maltempo, tra le Cinque Terre e Genova, sedici persone sono morte, ma per consolazione abbiamo nuove giustificazioni, coniate per l’occorrenza, una bomba d’acqua, precipitazioni di tipo monsonico, una tragedia inevitabile.

Siamo perdenti dunque? Non è nostro compito né intenzione indagare nel mare delle inadempienze, vere o presunte, delle cause recenti e storiche e delle responsabilità. Siamo solo atterriti per lo spettacolo delle devastazioni, ammirati per la gara di solidarietà e per gli atti di autentico eroismo, addolorati per la terribile morte della mamma albanese Shpresa e delle sue due bimbe Gioia e Gianissa, della giovane Serena costa e di Angela Chiaromonte, sopraffatte in uno scantinato dove non hanno trovato scampo, dell’edicolante Evelina Pietranera, schiacciata tra due auto.

Mentre scriviamo queste note piove ancora con insistenza e non sappiamo, non possiamo immaginare quale sarà la realtà della situazione quando gli amici lettori di “Lion” leggeranno queste righe. Per ironia delle cose, il maltempo ha interessato, in questa fase iniziale, tutto il territorio del Distretto Ia2, oltre al capoluogo lo spezzino, l’alessandrino, i territori di Ovada e Tortona, ma poi Savona e Imperia e la Lunigiana non sono così lontane, ma vicine nei nostri pensieri.

Quando “Lion” sarà nelle nostre case si saranno, forse, attenuate le emozioni che hanno provocato le immagini della televisione e i resoconti e le testimonianze riportate dalla stampa, spesso tragiche e commoventi. Rimarranno la rabbia, la fatica, i sacrifici da rinnovare, le lacrime per i morti e il fango da spalare. Poi, saremo sopraffatti da altre cose e da altri problemi.

Non è di questo avviso il Governatore Gabriele Sabatosanti che ha subito mobilitato tutto il suo Distretto 108 Ia2 e tutti i Lions per una comune campagna di solidarietà e di aiuto, tangibile, che nei tempi dovuti dovrà trovare attuazione, secondo lo stile e lo spirito di concretezza della nostra associazione.

Presso la Banca degli Occhi, in via S. Matteo 2/4, 16123 Genova, tel. 010 2461266 è stata creata una unità di crisi alla quale potranno rivolgersi tutti coloro che vorranno portare aiuto concreto come attrezzature, vestiario per bambini, materiale scolastico, viveri a lunga conservazione.

Inoltre, è stato costituito un fondo di solidarietà finanziato dai club e dai soci di qualunque Distretto, per realizzare un progetto di ricostruzione. Tutto ciò per alleviare la situazione, anche economicamente e dal punto di vista produttivo, veramente drammatica.

Assale lo scoramento e poi, quel senso di rivincita che vuole prevalere sulle calamità, i disastri, sulla morte se possibile. Ma vorremmo anche dire, gridare, urlare: mai più.

Fonte: Rivista nazionale Lion Dicembre 2011

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