L.C. Ferrara Estense

Dambruoso: ‘Chiunque può trasformarsi in terrorista’

È indiscutibile quanto l’ultimo decennio abbia modificato radicalmente la nostra idea di sicurezza, incidendo direttamente sulla nostra libertà (di spostamento in primis) e lasciando aperto un quesito fondamentale: fino a che punto è possibile ledere determinati diritti fondamentali per ottenere maggiore protezione? Per tentare una risposta a questa domanda, e ripercorrere dieci anni di lotta al terrorismo in prima linea, il magistrato e scrittore Stefano Dambruoso ha partecipato venerdì sera a una tavola rotonda organizzata dal Lions Club Ferrara Estense, la Camera Penale e l’Ordine degli Avvocati di Ferrara.

Titolo della serata: Diritto alla sicurezza o sicurezza dei diritti. Il contrasto al terrorismo nel rispetto dei diritti fondamentali. Presenti sul palco, oltre a Dambruoso, l’avvocato Manuel Sarno, professore a contratto dell’Università di Ferrara, e l’avvocato Irene Costantino, consigliere della Camera Penale di Ferrara. Tra il pubblico, circa un centinaio di persone, tra cui molti avvocati e studenti di giurisprudenza, numerosi  esponenti del Lions Club e diverse autorità locali.

Dopo un minuto di silenzio in onore del presidente della Camera Penale Franco Romani, scomparso tragicamente lo scorso 4 gennaio, il moderatore Alessandro Zangara ha presentato al pubblico il vasto curriculum di Dambruoso. Magistrato dal 1990, dal 1994 al 1996 si è dedicato al contrasto alla mafia presso le procure di Agrigento e Palermo, per poi approdare nella Milano del procuratore Borrelli, per occuparsi di terrorismo internazionale. “All’epoca era un settore molto sottovalutato – ha spiegato Dambruoso – non esisteva neppure il reato di terrorismo internazionale. Eppure, dal 1996 al 2011, abbiamo scoperto numerose cellule legate ad Al Qaeda, che ancora nessuno conosceva”.

Inizia poi il “decennio del terrore”, dagli attentati del 2001, “uno dei rari fatti storici che ha caratterizzato la nostra vita”, agli attentati di Londra e Madrid, fino all’arresto di Osama Bin Laden del 2011. In mezzo, la svolta nell’opinione pubblica, con l’attacco nel 2004 all’Iraq: da quel momento cresce l’attenzione nei confronti dei diritti fondamentali, così come la necessità di porre limitazioni all’agire delle forze di polizia e dei servizi segreti. Anche l’Italia ha la sua parte in tema di violazioni clamorose dei diritti umani, con riferimento particolare al rapimento e deportazione dell’Imam di Milano Abu Omar.

“Questi e molti altri casi di extraordinary rendition, di azioni clandestine da parte dei servizi americani presso altri Paesi – spiega Dambruoso – alimentano il terrorismo, dal momento che sono vissute come una risposta non legittima da parte dell’Occidente”.

Qual è la situazione oggi, alla fine di questo decennio, in termini di sicurezza mondiale? “Oggi ci troviamo di fronte a un terrorismo che ancora esiste, ma con cui abbiamo imparato a convivere – racconta l’autore – è vero che è stata smantellata Al Qaeda, ma rimane in piedi l’idea fondamentale di jihad, di guerra ai valori occidentali, per cui chiunque può trasformarsi improvvisamente in un terrorista”. Dambruoso racconta la storia di un libico, perfettamente integrato in Italia che, una volta perso il lavoro, si ritrova senza riferimenti sociali e decide di compiere un attentato suicida presso la caserma dei Bersaglieri di Milano (conclusosi con il ferimento del solo attentatore). “Bisogna porre molta attenzione nei confronti dei singoli soggetti che non sono riusciti a integrarsi, arrivando un istante prima lo scoppio delle bombe”.

Un istante prima è anche il titolo dell’ultimo saggio di Dambruoso, scritto in collaborazione con il giornalista Vincenzo Spagnolo (Edizioni Mondadori). Per il futuro, rimane aperta la speranza di “creare anche in Italia un ufficio unico contro il terrorismo, come esiste per la mafia” ed insistere sull’“integrazione come strumento di prevenzione al terrorismo”.

di Davide Tonioli

Fonte: http://www.estense.com

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