L.C. Novara Ticino

Concerto ufficiale di San Gaudenzio: la grande musica di Brahms per beneficenza

 Organizzato dal Comune di Novara con il contributo della Fondazione Banca Popolare di Novara per il Territorio, si presenta come un concerto di beneficenza quello ufficiale per la festa patronale di San Gaudenzio, attraverso i fondi raccolti dal Lions Club Novara Ticino a favore della “Mensa e Armadio del Povero” gestita dai Frati di San Nazzaro della Costa. Si apre così, martedì 31 gennaio nella Basilica di San Gaudenzio, dopo una breve introduzione del sindaco Andrea Ballarè, la serata interamente dedicata a Brahms con il suo “Deutsches Requiem” Op. 45 in sette movimenti per soli, coro e orchestra. Sull’altare l’Orchestra Sinfonica Carlo Coccia diretta dal maestro Hansruedi Kämpfen e il suo coro, l’Oberwallisier Vocalensemble che dirige da trent’anni e di cui è il fondatore, unito a membri del Collegium Vocale Bern.

Lungi dall’essere una classica messa funebre alla Mozart o alla Verdi con testo in latino, quello di Brahms è un requiem con un libretto estrapolato direttamente dall’autore dalla Bibbia in tedesco nella versione di Martin Lutero e, pur iniziando con tratti foschi e tragici, l’opera si stabilizza poi su toni distesi, consolatori, rassicuranti. I primi tre movimenti descrivono con maggiore inquietudine la fragilità e la miseria della vita umana.

Un’ottima intesa quella tra il maestro e il suo coro, il vero protagonista per Brahms, che ha saputo mostrare drammaticamente tutta la potenza dell’opera. Nel terzo movimento, un “Andante moderato”, fa il suo ingresso il baritono Roman Janal che con una convincente interpretazione ha dato sfogo alla disperazione umana. Si aprono allora gli ultimi quattro movimenti dominati da un’atmosfera consolatrice e rasserenata.

Sereno si apre il quinto movimento per soprano e coro sul testo del Vangelo di Giovanni “Ihr habt nun Traurigkeit” (“Ora siete nella tristezza”), dove Sonia Corsini ha saputo ben trasmettere con una morbida e delicata voce l’estatica atmosfera rasserenatrice. Ritorna limpido e poderoso il baritono nel sesto movimento “Denn wir haben hie keine bleibende Statt” (“Noi abbiamo quaggiù dimore permanenti”) dove si ripresenta una dialettica cupa e dolorosa tra il coro e l’orchestra subito allontanata dal ritorno del fa maggiore nell’ultimo movimento.

Il solenne “Selig sind die Toten”, ovvero “Beati i morti”, colorato dai toni angelici delle arpe e dei soprani, si chiude calmo e pacato, fortemente pervaso dalla convinzione del riscatto dell’uomo in una vita ultraterrena.

Sofia Lombardi

Fonte: http://www.oknovara.it

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