L.C. Carrù Dogliani

Un designer americano ai Lions Club Carrù-Dogliani 

 “Chris Bangle è senza dubbio il designer più influente della sua generazione”. Firmato, Phil Patton giornalista del New York Times, in un articolo scritto su Chris Bangle quando era direttore del design del Gruppo Bmw, incarico ricoperto dal 1992 al 2009, dopo essere stato in Fiat dal 1984 al 1992. Dal 2009 Chris Bangle – riconosciuto come l’unico designer che ha avuto l’impatto più significativo sull’industria mondiale automobilistica a cavallo dei due secoli – vive con la moglie Catherine, in Borgata Gorrea di Clavesana, che ha rivisto e rimodernato, facendola diventare non solo la propria residenza, ma anche la sede della “Chris Bangle Associates” srl, (CBA) società di consulenza “che lavora nel campo del design management, specializzata in progetti e idee che muovono il mondo, fisicamente o emozionalmente”. 

Giovedì scorso, Chris Bangle è stato ospite del Lions Club Carrù-Dogliani, assieme alla moglie Catherine, ai soci ed a numerosi ospiti, fra cui l’architetto Paolo Ornato, suo stretto collaboratore, il vice prefetto vicario della provincia di Cuneo, Maria Antonietta Bambagiotti, col marito Daniel ed il sindaco di Clavesana, Luigino Gallo. Ad accoglierli il presidente Paolo Candela con Elisa, l’officier distrettuale Raffaele Sasso con Gisella ed il vice presidente del Leo Club Carrù-Dogliani, Samuele Crosetti.
«Ho voluto fortemente l’incontro di questa sera con il designer Chris Bangle – ha detto nel suo intervento il presidente Candela – sia per la mia personale passione verso le automobili che per il punto di collegamento tra il Lions International e le sue opere, vale a dire il tema del rispetto e della salvaguardia dell’ambiente, tema tanto caro al Presidente Internazionale Win Tam.

Infatti pochi sanno, che il maggior fattore di inquinamento dell’industria automobilistica è la verniciatura della carrozzeria: Bangle ha voluto immaginare assieme al suo team uno scenario del tutto nuovo e sostenibile per le autovetture, realizzando il prototipo Gina. Ovvero una roadster sperimentale mirata a esplorare gli effetti che si possono ottenere sostituendo alla rigidità della carrozzeria in metallo, superfici in tessuto, in grado di cambiare forma, per meglio rispondere ai requisiti aerodinamici ed alle dinamiche di produzione».
Poi è seguita la “lezione” di Chris Bangle, che prima di parlare del design delle auto, ha spiegato la sua scelta di vita a Clavesana: «Quando con mia moglie decidemmo di tornare in Italia, iniziammo a cercare una fattoria nelle Langhe, che rispondesse ad alcuni requisiti essenziali: non troppo lontana da Torino, immersa nei vigneti, con una vista sulle Alpi ed un’altra su un Castello.

Per arrivare a Gorrea ci sono voluti cinque anni ed oggi possiamo essere soddisfatti avendo dato vita ad uno spazio che si evolve nel tempo come luogo di creatività e amicizia, dove imparare e fare sono condivisi da ogni associato e ospite.

La Borgata rappresenta i valori e la filosofia della società in molti modi, in particolare è la testimonianza del nostri impegno nel coinvolgere tutti gli attori di un progetto, clienti compresi, nel processo creativo. Il centro dell’attenzione è un bebè che salta su una coperta di cui ognuno di noi tiene un angolo. E far sì che non si tiri troppo da una parte, per mantenerlo in equilibrio».

Quindi ha cercato di spiegare la sua filosofia: «Importante è il coinvolgimento di tutti come è stato alla Gorrea di Clavesana, dove ho trovato personaggi unici, che hanno saputo interpretare per la loro professionalità, progetti che sembrava impossibile realizzare. Personalmente non cedo a compromessi, ma cerco soluzioni che non escludano nulla. Un esempio: l’albero esistente alla Gorrea, era proprio nel punto dove, sotto doveva esserci il garage, di conseguenza non c’era terreno per le radici. Così è stato tolto e se ne è realizzato uno in metallo e policarburato colorato alto 4,3 metri con un diametro di pari ampiezza e peso di oltre una tonnellata. La struttura è sovrastata da una cupola con inserti multicolore che fanno ombra senza oscurare il giardino. Quando poi vengono attraversati dal sole, si formano punti di colore in movimento sull’erba, sui muri e sulla casa e chiunque si trovi sotto la cupola».

Fonte: http://www.grandain.com

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