Musica: GERARDO SPINELLI, baritono: la “simpatia” è un dono di Natura

Gerardo Spinelli

di Natalia Di Bartolo

La “simpatia” appare essere una dote naturale: o la si possiede, oppure non c’è speranza: non la si avrà mai. Ed è la prima dote che, intendendo il vocabolo nell’accezione più comune, nel conoscerlo di persona, si rileva immediatamente e piacevolmente in Gerardo Spinelli, di professione Baritono. Non è detto che sia una preziosa dote esclusiva dei nativi del Sud Italia, ma certamente essere nato a Casamassima (BA) non lo ostacola nel porgersi come si porge fuori scena all’interlocutore: affabile , “semplice” nel senso più nobile del termine e comunicativo.

Sono doti umane non da poco (che ne hanno fatto non a caso anche un Officer del Lions Club International, Past President del L.C. Casamassima, nonchè responsabile della Squadra di Calcio del Distretto 108AB – Apulia, il CT della nazionale pugliese) per chi come lui abbia scelto di calcare le tavole del palcoscenico e di farne la propria attività nella vita.Però chi scrive crede che sia il palcoscenico a scegliere l’”attore” e non viceversa; e, nel nostro caso, il palcoscenico che lo ha scelto e totalmente carpito è un’entità non solo misteriosa, come tutti i palcoscenici, ma anche “colta” e per tal motivo ancora più “difficile”: ha tentacoli a spire che non mollano e che si fanno desiderare, portando ad anni di studio e di lavoro ininterrotto ed appassionato, di apprendimento di un’Arte Superiore, come la Grande Musica, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello umanamente espressivo. E le difficoltà non finiscono qui: conseguito il prescelto il Diploma al Conservatorio, espletate specializzazioni e Master Classes svariate e prestigiose, proseguono nel fatto che per arrivare ad indossare un costume e vocalizzare due o tre note in un coro lirico occorre una non breve né facile gavetta; lo stesso è vita dura per i cosiddetti “comprimari”. Ma il merito emerge e le carriere dei meritevoli evolvono; e tali meritevoli spesso finiscono per meritare non solo per se stessi, ma anche per gli altri, per coloro che si trovano accanto in scena e per coloro che (non meno coinvolti ed importanti nel far girare gli ingranaggi dell’immane macchina che tanto facilmente viene chiamata “teatro”) stanno dietro, accanto e davanti all’entità irresistibile detta “Palcoscenico Lirico”.

Non a caso, Gerardo Spinelli si trovava ad esercitare la propria professione sul palcoscenico del magnifico Teatro “Luigi Pirandello” di Agrigento quando la Fondazione “Teatro Pirandello, Valle dei Templi Agrigento”, in positiva sinergia con l’Amministrazione Comunale, tentava e riusciva, con un successo che fa davvero ben sperare per il futuro culturale della città, a spiccare il “gran salto” verso la “produzione” e quindi la messa in scena di spettacoli d’Opera propri, restituendo al Teatro agrigentino il ruolo, che di fatto, non aveva praticamente mai avuto, di Teatro Lirico a tutti gli effetti: per tale genere di spettacoli era stato progettato nel suo splendore, ma quasi mai utilizzato.

Nelle recenti produzioni, il tentacolare e fascinoso palcoscenico del Pirandello ha gioito della presenza di tanti giovani, ma anche di ben scelti ed esperienti meno giovani: Gerardo Spinelli è stato, fra costoro, uno degli artefici del successo dei primi due spettacoli finora messi in scena nella Stagione Lirico-Sinfonica 2011-2012: “L’Elisir d’amore” di Donizetti e “La Bohème” di Puccini. In entrambe le produzioni, l’Artista ha avuto ruoli di spicco.

Ne “l’Elisir d’amore”, nel ruolo non facile del dott. Dulcamara, sedicente medico, fasullo alchimista inventore del celebre “Elisir della Regina Isotta” che “desta amore”, Lo Spinelli ha colto in pieno il carattere da simpatico sbruffone del personaggio, dotandolo anche di una vocalità robusta ed imperiosa, degna di un vero “luminare” detentore del potere alchemico, nonché della capacità della truffa divertente, ma anche cogliendo in pieno le finezze di agilità vocale che alcune parti del ruolo richiedono. Padrone della scena, lo Spinelli ha trasmesso la propria “forza” interiore e la propria esperienza anche agli altri interpreti, spiccando fra questi all’orecchio ed all’occhio esperto del fruitore, ma amalgamandosi abilmente con il resto del cast e portando lo spettacolo agli applausi finali, che meritatamente insieme a tutti gli altri ha ricevuto; lasciando in bocca agli agrigentini il sapore dolce di un Elisir  ben riuscito ed anche il rammarico, per chi non fosse stato presente, di non averne goduto.

Poi, disinvoltamente, dal melodramma giocoso donizettiano, Gerardo Spinelli, ribattezzato involontariamente dagli agrigentini “Gerlando” (nome assai più comune nella zona che non un Gerardo che sa più di una Bari o Napoli lontane) è passato al ruolo, ben diverso vocalmente e scenicamente, del pittore Marcello, in una “La Bohème” pucciniana che, dopo il rodaggio già positivo dell’Elisir ha dato risultati ancora più rilevanti.

La voce baritonale piena e ben impostata, tutta “fuori” ed anche per questo di ragguardevole potenza, ha saputo modulare lo scherzo e la tragedia in un tutt’uno; ad essa si univa la capacità di trasmettere al pubblico le emozioni di un personaggio che non è secondario nell’Opera, ma che anzi, spesso, ne regge scenicamente le fila più che gli altri compagni di Rodolfo, soprattutto in un indimenticabile insieme di litigio con Musetta inserito mirabilmente nel terzo atto dal genio lucchese tra le note impareggiabili di un duetto tra Rodolfo e Mimì, che è nel cuore di tutti gli appassionati e che raggiunge le vette del capolavoro, in un intreccio armonico-melodico di altissima levatura. Per non parlare poi, della sua presenza scenica al momento della finale tragedia: il palcoscenico non ha spazi interdetti, né azioni compassate per Gerardo Spinelli: egli si dimostra di una naturalezza rara nel muoversi e nell’agire, il che svela la portata del suo ruolo d’insegnante di “Teoria e Tecnica dell’Interpretazione Scenica” al Conservatorio di Musica “Gesualdo da Venosa” di Potenza.

E poi non ci si dimentichi che Gerardo possiede quella rara virtù di cui si diceva all’inizio: la “simpatia”, che non è solo giovialità e sorriso amichevole, ma che rappresenta in pieno ciò che un interprete dell’Opera debba possedere: il  συν + πάσχω, letteralmente “patire con”, “patire insieme”, “provare emozioni con”, ovvero, meglio, la capacità d’immedesimarsi al punto da recepire ogni sfaccettatura del personaggio interpretato e poi trasmettere agli altri, anche attraverso l’empatia: εν + πάσχω, letteralmente “patisco dentro”, ovvero “avverto il patimento altrui e lo condivido”. Si crea così uno stato di “sentimento condiviso” che favorisce, come prima accennato, l’immedesimazione e la resa anche di chi gli stia accanto in palcoscenico e che, magari più giovane e meno esperiente,  lo veda come un punto fermo, un segnale assoluto di riferimento e ne tragga anche forza e sicurezza.

Che il Pirandello di Arigento abbia “adottato” Gerardo Spinelli? Forse è Gerardo Spinelli che, almeno per il momento, pare abbia “adottato” il Pirandello di Agrigento: egli appare un essere libero come l’aria, uno che, se ne abbia voglia, sappia volare via in un lampo. Meglio saperselo tenere ben stretto, allora…E così il prossimo 16 marzo 2012 gli agrigentini lo vedranno e lo ascolteranno ancora, in Concerto insieme alla grande Katia Ricciarelli: decisamente da non perdere. Il Concerto? Ovvio…ma lo Spinelli, anche; al quale, da Agrigento, auguriamo comunque un prosieguo di carriera sempre più prestigioso, ovunque egli decida di recarsi ad esercitare il proprio gran “Mestiere”. Del resto, la sua impagabile “simpatia” non potrà, volendo, che ricondurlo al Pirandello: basterà sintonizzarsi con la rice-trasmittente che porta in sé, con quel dono prezioso che la Natura gli ha riservato proprio perché egli possa donarlo agli altri, nel lavoro e, sicuramente, anche nella vita.

“Penna per Artisti”, Scritti d’Arte per l’Arte, http://www.pennaperartisti.com

Nato  a  Casamassima (Ba), Gerardo Spinelli si  è  diplomato  presso il  Conservatorio di Musica “Niccolò Piccinni”  di  Bari.

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