Mondo Lions: Rispondete ai miei perchè

di Sirio Marcianò. 

Mi sono chiesto spesse volte se fosse il caso di continuare con questa provocazione. Non ho saputo rispondere, perché insistere su un argomento, a volte, porta a risultati concreti, altre volte, rende stucchevole l’iniziativa. E allora che fare? Dare retta a chi mi spinge a proseguire o ascoltare il silenzio di chi potrebbe fare molto ma non lo fa? Mi sono anche domandato perché insisto, se fosse giusto farlo e quale dovrebbe essere la partecipazione degli officer di tutti i livelli? Anche in questo caso non ho saputo rispondere.

 Mi sono infine chiesto se fosse meglio, per quieto vivere, accontententarsi del solito tran tran (non crea antipatie), con il quale distribuiamo a destra e a manca una montagna di euro tutti gli anni, o se fosse meglio ascoltare quelli che ti telefonano e i 1.500 soci, uno più uno meno, che hanno scritto alla rivista? La mia parte razionale mi ha suggerito di “troncare tutto”, la mia parte sognatrice di “andare avanti”. Ma se andassimo avanti che cosa dovrei dire di nuovo ai lions? Tutti (quelli che vivono il lionismo) sanno tutto.

Sanno che cerco il parere dei lettori su un progetto voluto da noi, scelto da noi, progettato da noi, coordinato da noi, realizzato da noi, reclamizzato da noi in Italia, con i “risparmi” dei 1.318 club italiani e con l’imprimatur del Consiglio dei Governatori. Sanno anche che non c’è nessun impegno… un sì oggi non significa che non posso più cambiare idea, dipenderà dal progetto che porteremo avanti. Non mi piace? Ritiro il mio OK! Mi piace? Io e il mio club siamo pronti!

 Sanno infine che dobbiamo solo contarci per vedere se ne vale la pena oppure no. In 1.500 non possiamo fare molta strada, in 25.000 o tutti possiamo raggiungere qualunque obiettivo. Sto dando i numeri? Può darsi, ma ogni anno quei 1.318 club italiani gestiscono attraverso le quote dei soci 40 milioni di euro, compresa la grossa fetta che i club girano ai ristoratori. Ed è giusto che accada, perché i meeting sono necessari per rafforzare l’amicizia, per approfondire la conoscenza del lionismo, per impostare iniziative di servizio sul territorio, per allargare la base associativa.

 Un’altra grossa fetta di euro viene utilizzata, guai se non fosse così, per i service del lionismo e per quelli realizzati dai club italiani, sia sul territorio di competenza dei club stessi che per le iniziative in Italia e nel mondo. L’ultima fetta di euro è quella al centro della mia provocazione. Si tratta delle cifre che giriamo, a pioggia, ogni anno, a circa 5.000 associazioni non lionistiche che gravitano attorno ai club e dei fondi destinati a cantanti, suonatori, ospiti, regali agli ospiti, regali ai soci, compensi ai relatori, acquisto di libri e fiori (solo quest’ultima voce ci fa spendere in Italia 330.000 euro all’anno).

 Qual è il sogno? Risparmiare quei 5 milioni di euro per farci conoscere, per differenziarci dagli altri, per migliorare o rafforzare la nostra immagine associativa, per garantirci la giusta reputazione, per crescere numericamente, per rallentare le uscite, per motivare i soci, per creare l’orgoglio dell’appartenenza, per trasmettere passione ai nuovi e ai vecchi soci, per responsabilizzare gli officer, per creare partnership strategiche, per unire il vertice alla base, per condividere progetti, per migliorare il rendimento e l’efficienza, per acquisire sponsorizzazioni e realizzare grandi progetti.

Oppure per parlarne semplicemente, per dimostrare che esistiamo, che siamo fieri di essere lions e non ci accontentiamo del distintivo all’occhiello, che abbiamo un’opinione, che desideriamo dire la nostra su un argomento che ci tocca da vicino.

Il silenzio, non aiuta il lionismo!

 Sto dando i numeri? Può darsi, ma dimostratemi perché… 

Fonte: Rivista Lion Marzo 2012

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