L.C. Canossa Val D’Enza

L’allarme dell’esorcista: «Il diavolo è tra i maghi».

 Bisogna credere e credergli. Non ha niente di ieratico, don Ermes Macchioni, anzi. Propone una fede semplice. A piè fermo. Fatta di poche certezze: Dio esiste. Il diavolo o il maligno esistono, ma non c’è gara. Dio vince sempre, è solo una questione di tempo. «La liberazione è un cammino inversamente proporzionale al tempo in cui il demonio è dentro una persona». E non sempre si può capire cosa accade: «Dio usa il male per fare del bene. A una persona o alla società».

Sabato sera, ospite del Lions Canossa val d’Enza, nel convento dei Cappuccini, don Ermes Macchioni ha parlato del “mistero del male” davanti a un centinaio di persone, molte delle quali erano state prima a cena con lui nel refettorio del convento. L’invito è partito dal presidente del Lions Stefano Dallari, colpito da questa figura di prete, a metà tra il curato di campagna che ha imparato a conoscere i malefici del maligno benedicendo il fieno portatogli da una contadina e al tempo stesso profondo conoscitore dell’animo umano e che nel suo «armamentario da esorcista», come dice lui stesso, ha sempre una statuetta in legno della Madonna.

«Il diavolo? Non l’ho mai visto, ma certamente esiste» , afferma categorico. E’ didascalico, don Ermes. Chiede e propone un atto di fede. La differenza, dice davanti ad una platea silenziosa e a tratti dubbiosa, tra chi è posseduto e chi soffre di problemi psichici, è semplice: «Chi è posseduto mi sfugge, non vuole parlare con me. Chi è malato mi cerca, ma gli indemoniati sono pochissimi». Don Ermes snocciola dati per affermare che il maligno esiste: mille maghi ed esperti dell’occulto in Emilia Romagna, di cui ottanta a Reggio, che hanno un giro di affari di 40 milioni di euro che diventano 6 miliardi in Italia. «E ci sono 35mila persone che ogni giorno si rivolgono a loro» , commenta. E sono le donne a essere quelle più tentate dal demonio. «Forse perché Maria è stato l’unico essere umano che gli ha resistito», è la sua spiegazione.

Don Macchioni è prodigo di esempi e ha una spiegazione per tutto. Dalla scala degli strumenti in crescendo che il diavolo usa: la tentazione, la vessazione, l’infestazione, l’ossessione, fino alla possessione. A dove è più facile incrociare il diavolo, «che non va mai evocato, anzi non se ne dovrebbe parlare proprio». E se lo cerchi, lo trovi nel vizio, nella droga, nella magia nera che usa le ossa dei morti e il sangue mestruato, a fotografie per le fatture e malefici. L’invito, per non correre rischi, è a non lasciare in giro fotografie e indumenti che possono essere usati per malefici. E il pensiero corre a Facebook ma don Macchini non ne parla, mentre è netto nell’affermare che gli operatori dell’occulto «sono il male della nostra società». E che il diavolo non colpisce solo i cristiani ma a tutti, musulmani compresi, che si rivolgono a lui per un aiuto nella sua chiesa a Sassuolo.

Il diavolo non va cercato, ripete più volte, mentre racconta dei suoi esorcismi, in cui è incappato in bambole” woodo” e in cuscini in cui si materializzano ossa, piume e chiodi senza testa. Fino a sostenere che possono esistere tumori causati dal maligno. ma sono casi molto rari avverte. Don Macchioni o ti affascina o non lo capisci e non lo segui. E allora ti sembra, nel 2012, di ripiombare nella luminosa chiesa dei Cappuccini in tempi andati. A quel 1215, al Concilio Lateranense con cui ha iniziato la sua conferenza, alla preghiera a Maria. E chiude con un ammonimento: «Dio non è un bonaccione. Dio chiede la conversione» e con l’invito a pregare. Sempre.

Roberto Fontanili

Fonte: http://gazzettadireggio.gelocal.it/

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