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L.C. Carrù Dogliani

17 aprile 2012

 Al Lions Club serata con il cineoperatore e inviato della Rai nel mondo Guido Cravero.

 Serata dedicata alla comunicazione audio-visiva quella di giovedì 12 aprile al Lions Club Carrù-Dogliani, che nella propria sede del Ristorante “Moderno” di Carrù, ha ospitato Guido Cravero, di Santa Vittoria d’Alba, cineoperatore ed inviato della Rai in ogni parte del mondo. Ricevuto dal presidente Paolo Candela e dall’officier distrettuale e addetto stampa del Distretto 108 Ia3, Raffaele Sasso,  Guido Cravero, accompagnato dalla signora Maria Giuseppina, ha portato in visione  e commentato una serie di filmati, girati in Africa e nei teatri di guerra dei Balcani, nella ex Jugoslavia, dell’Afghanistan, come in Irak e Libia.

Nel suo lungo curriculum infatti è stato a Bagdad dove ha seguito la guerra e la caduta di Saddam Hussein e, il 20 marzo 2003 ha contribuito con Enrico Bellano del Tg1 a realizzare le immagini dei primi bombardamenti americani sulla capitale irachena, trasmettendole con un sistema di videotelefono satellitare e, ancora, è stato presente a Nassiriya nelle prime ore successive all’attentato ed ha seguito la vicenda sino al rimpatrio dei feriti.

Per il lavoro svolto in Irak – dove si è fermato per quasi otto mesi – gli è stato attribuito il Premio Ischia nella categoria “Telefotoreporter”. E non è il solo, perchè nel tempo è stato insignito di parecchi altri riconoscimenti alla professione, fra cui il premio “Penne pulite” di Sarteano e “Marcello Palmisano” di Brindisi. “Nel partire per il mondo  – ha detto fra l’altro – c’è una frase di Cesare Pavese, nella “Luna e i Falò”, che mi accompagna e mi ricorda , ovunque sia, la mia appartenenza alla terra di Langa: “Un paese ci vuole, non fosse per il gusto di andarsene via.

Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei, resta ad aspettarti”. Un frase che ho sempre in mente. Non solo nel mio partire e ritornare a casa, ma che ho ritrovato nel dolore dei profughi che abbandonavano le zone di guerra e nella speranza che avevano, quando terminati i conflitti, ritornavano nei luoghi da dove erano partiti”.

Fonte: http://www.cuneocronaca.it

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