L.C. Palma Campania Vesuvio Est

OTTAVIANO. I LIONS PRESENTANO IL LIBRO DI CARMINE CIMMINO.

Il Lions Club Palma Campania Vesuvio est, in collaborazione con il Leo Club, nell’ambito dei due service, quali “Libri ed altro in biblioteca (III edizione)” e “Mari e monti del meridione riserva per mantenere lo sviluppo turistico delle nostre regioni”, hanno promosso e presentato uno degli ultimi preziosi libri di Carmine Cimmino: “la vita quotidiana sotto il Vesuvio tra l’arrivo di Garibaldi e la morte del brigante Pilone”.

Una serata, quella di venerdì scorso, all’insegna della storia, dell’arte e della cultura organizzata nel suggestivo scenario del Castello Mediceo, struttura storica edificata in età longobarda, successivamente appartenuta alla famiglia fiorentina de’ Medici, poi venduta a Raffele Cutolo, da pochi anni confiscata e restituita al comune di Ottaviano. A deliziare gli ospiti sugli affreschi e la storia dell’antica dimora è stato lo stesso prof. Cimmino, ottavianese doc, scrittore, da sempre cultore e studioso della storia vesuviana. Dopo i saluti del Presidente dei Lions, Gennaro Fabbrocino, è toccato a Mario Iervolino, sindaco di Ottaviano, presentare il libro.

“L’ amicizia che mi lega a Carmine Cimmino, un’amicizia che spesso diventa anche tempestosa ma che resta solida e sincera, non condizione il mio giudizio su di lui, che è uno storico ed un artista di grande spessore. Arte, pittura, storia, letteratura, aneddoti: ascoltare Carmine Cimmino è qualcosa di straordinario, che ci arricchisce e ci inorgoglisce. Questo libro – continua Iervolino – l’ho letto e mi ha aiutato a comprendere meglio i pregi e i difetti della vesuvianità. È una vesuvianità particolarmente religiosa che si esprime attraverso l’amore per la Madonna, attraverso i santi patroni; è una vesuvianità che, a livello economico, è rimasta ferma, che non è riuscita a fare rete, che ha fallito nell’unione di intenti, che non ha saputo costruire grandi vie di comunicazioni e infrastrutture. Accanto a questa negatività, esiste però anche un diffuso fatalismo in virtù del quale si è fortemente legati a queste terre, che ci impedisce di abbandonarle”.

Con il carisma che lo contraddistingue e la passione che profonde in tutto quello che trasmette, Carmine Cimmino spiega il senso delle sue ricerche. “Tutto è nato da una domanda che mi fece colui che considero un mio grande maestro, Francesco D’Ascoli: secondo te è un caso che certi personaggi sono nati ad Ottaviano oppure c’è un motivo? La storia è fatta di casualità o di necessità?Una domanda che ha segnato i miei studi e le mie esperienze, che mi ha portato negli archivi a tirare fuori le carte, a pormi tante altre domande, una tra tutte : esiste una identità vesuviana?”

E come sempre accade quando Carmine Cimmino prende la parola sulla vesuvianità, per chi ascolta si apre un mondo del tutto nuovo, affascinante, incredibile: fatti, misfatti, curiosità, credenze, riti, fatture, fattucchiere, principi, soldatii, consiglieri e sindaci, lavoro, odori e sapori, ma anche olezzi nauseabondi e malattie, storie di gente umile e di prepotenti, di camorristi e briganti. Dettagli che portano a ricostruire la storia quotidiana dei paesi alle falde del Vesuvio, una storia fatta di nomi e cognomi, di numeri e cifre documentate nero su bianco. Niente chiacchiere, fatti concreti, accaduti, reali. Facendo riferimento all’unità d’Italia e al 150° anniversario appena trascorso che ha portato e sollevato non poche riflessioni, l’autore specifica:

“Questa non è la storia di briganti, questo libro l’ho scritto per capire, e per chiarire a me stesso, che cosa è accaduto realmente 150 anni fa e se quello che è accaduto ha ancora ripercussioni su di noi”. Smontare gli idilli, liberarci dalle chiacchiere, chiarirci le idee: questo il suggerimento che l’autore dà a se stesso e ai presenti. I documenti, gli atti, i registri, i bilanci comunali parlano chiaro: “al di là delle oscillazioni tra politica liberistica e protezionismo, la dinastia dei Borbone volle l’ignoranza, volle la democrazia parziale. Il vero limite dell’economia borbonica fu l’ostilità verso l’investimento di capitali: dopo il 1821 la dinastia decise di non permettere che si costituisse un ceto borghese saldo, ampio, sensibile ai tempi nuovi”.

Dichiarazioni che l’autore argomenta in modo certosino in tutte le pagine sulla base di dati e documenti, come solo un vero storico sa fare. Pagine di storia che, nel riportare i fatti, ritraggono sempre con garbo e rispetto le vicende umane di tutti i personaggi, dai nobili al clero all’umile venditore fino al brigante. Un narrare semplice e delicato, come solo un romanziere sa fare. A corredo del libro straordinari dipinti del periodo. Dipinti particolarmente rappresentativi, dipinti che solo un artista sa scegliere.

 Autore: Carmela D’Avino
Fonte: http://www.ilmediano.it
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