Mondo lions: Il lionismo che sogno

di Franco Cirillo*

L’avviarsi al termine di questo anno sociale mi induce a scrivere queste poche righe per esprime un pensiero sul modo di essere Lions. Ovviamente è un mio pensiero che non ha alcuna pretesa di essere condiviso, per questo mi sono permesso di dare come titolo alle righe che seguono: “Il lionismo che sogno”.

L’obiettivo principale dei Lions è il “We Serve”, che ci contraddistingue. Servire, sempre e comunque senza che ci siano limiti a questo mandato e ciò spiega il fatto che al “We Serve” non segue il complemento oggetto.

Ma veniamo al lionismo che sogno: esso è un modo di stare assieme all’interno di ogni club e tra club condividendo obiettivi, programmandoli assieme e lavorandoci alacremente sopra per raggiungerli.

Gli obiettivi, come abbiamo visto possono essere molteplici ma consentitemi, nel mio sogno, di esprimerne alcuni. Il primo fra tutti, oggi e ancor più domani, è la solidarietà; si la solidarietà, che deve articolarsi in due modi di operare.

 Quello economico, per dare a chi non può permetterselo un minimo di sussistenza quotidiana e all’uopo basta individuare una percentuale della quota sociale che ciascuno di noi versa mensilmente destinandola, con vincolo di bilancio, alla solidarietà; nel mio club lo abbiamo già deliberato.

Il secondo modo è quello della “presenza”, dove l’impegno di ciascuno deve essere quello di stare vicino alla persona che soffre. Il secondo obiettivo è l’attenzione alla “cosa pubblica”, al bene della collettività in tutti i sensi. Noi non siamo chiamati ad amministrare, per questo ci sono gli organismi istituzionali; potremmo dare suggerimenti ma anche questi sarebbero (come lo sono e lo dico con cognizione di causa basandomi sull’esperienza dei miei trascorsi di pubblico amministratore) a stento tollerati e comunque il più delle volte disattesi.

Possiamo invece vigilare sull’operato della amministrazione e cogliere gli aspetti che potrebbero collidere con l’interesse della comunità in cui viviamo. Allora sì che possiamo, con lo stile che ci contraddistingue (non dimentichiamo mai che noi Lions rappresentiamo una leadership della società civile) segnalare le incongruenze, suggerire le soluzioni, prestarci, con le competenze che abbiamo, a supporto di iniziative coerenti con quell’obiettivo che abbiamo indicato.

Il terzo obiettivo, permettetemelo, è l’“educazione” e la “cultura”. Non sono io a dirlo ma, purtroppo, sono le statistiche internazionali che collocano l’Italia nelle retrovie nel settore della educazione e del senso civico nonché della cultura relativamente alle generazioni che in futuro dovrebbero essere classe dirigente.

Il Programme for International Student Assessment (studioeffettuato in un vasto campione di studenti della età di 15 anni e rilevato in 65 Paesi relativamente alla capacità di accedere a testi valutandoli ed interpretandoli, alla capacità matematica, alla capacità scientifica; studio poi elaborato dall’OCSE) vede l’Italia solo al 30° posto.

Tanto per saperlo i primi cinque sono: Shangai, Corea, Finlandia, Hong Long, Singapore. Non è certo edificante questo rilievo. Le cause? Sarebbe pressoché impossibile elencarle tutte ma una la ritengo sottilmente perversa: la abdicazione, da parte della Famiglia (anch’essa purtroppo destabilizzata) al ruolo educativo che nella stragrande maggioranza dei casi, viene delegato alla Scuola, ma con la riserva che nessun docente può redarguire o punire o forgiare un giovane “maleducato” o “impreparato”.

E qui il Lions può fare molto lavorando presso le scuole, presso le istituzioni, anche presso le famiglie, se necessario, stimolando la consapevolezza di questi problemi. Bisogna far capire che un cittadino “educato” e “preparato” è anche un cittadino che, in futuro, pretenderà da chi lo amministra il massimo della dedizione ed attenzione alla cosa pubblica.

Nel complesso ne migliorerà la qualità della vita oltre che la Democrazia. Il lionismo che sogno è anche una esaltazione della gioia di stare assieme. Abbiamo sempre parlato di amicizia come valore fondante del lionismo; ma veramente c’è in ciascuno di noi il piacere di stare assieme, di ascoltare il nostro amico, che magari ha bisogno di parlare, di confidarsi, di avere un suggerimento?

Oppure lo stare assieme deve essere un banale esibizionismo dell’eloquio e della apparenza, quando va bene, se non  addirittura una aspra contrapposizione che il più delle volte porta a inimicizia! La conviviale, che è anche un modo di stare assieme, necessariamente deve essere il trionfo della cucina e della opulenza? Non si sta forse meglio assieme attorno ad una tavola semplice con poche portate e tanta allegria?

Questo argomento lo ha trattato con il classico stile che lo caratterizza il nostro PIP Pino Grimaldi sulla rivista “Lion” di marzo titolandolo “Sobrietà” ed io mi auguro che in molti lo abbiano letto ed apprezzato.

Sarà solo un sogno? Forse, ma la speranza è sempre l’ultima a morire (almeno così si dice e mi fermo qui perché il detto continua…).

* Segretario Distretto 108 YB

Fonte: Rivista Nazionale Lion – Maggio 2012

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