L.C. Bardi Val Ceno

“Anche in montagna si possono realizzare sogni imprenditoriali”.

Non c’è posto troppo piccolo per realizzare grandi sogni. Non c’è paese, borgo, luogo «sperduto» d’Appennino in un cui non possa concretizzarsi una sfida imprenditoriale. Basta crederci, non avere paura e puntare sulle unicità. 

E’ un messaggio di speranza quello lanciato ieri dal convegno «La memoria delle tradizioni, il coraggio di innovare» organizzato dal Lions club Bardi Val Ceno.
Cinque imprenditori locali hanno raccontato le proprie esperienze nell’ambito di un appuntamento che ha visto nel doppio ruolo di relatore e coordinatore l’amministratore delegato della Dallara, Andrea Pontremoli e come ospite speciale Brunello Cucinelli, l’uomo che dal nulla è diventato il re del cashmere colorato, pubblicizzando nel mondo il nome di Solomeo, il paese umbro in cui ha avviato la sua attività. 
Dopo i saluti del presidente del Lions Club Luigi Fecci, della responsabile di distretto per quanto riguarda i giovani e le imprese, Anna Ardizzoni, e del sindaco Giuseppe Conti, nell’ex convento di San Francesco di Bardi la palla passa a Pontremoli. «Posso dire – esordisce – che ho visto il mondo, e dopo averlo girato in lungo e in largo ho deciso di tornare qua. Se guardo in faccia le persone presenti in questa sala, posso dire che il 95% le conosco. E questa è una cosa importante: essere una comunità». Oggi, però, la parola chiave è globalizzazione, un concetto che non deve spaventare ma che va colto come una opportunità.
Questo perché, ripete Pontremoli, «il valore non si sposta così come non si può spostare il castello di Bardi». La strada da seguire per un imprenditore italiano è chiara e si chiama innovazione. «Che significa che solo lui è capace di produrre una determinata cosa – evidenzia l’ad della Dallara -. Attraverso il marketing deve fare sapere al mondo che ha un prodotto unico: e lì è importante la rete, internet. Deve creare un brand (un marchio) che sia riconoscibile».
E in questo percorso «il territorio ha un valore enorme perché ha un’unicità. Un’unicità che però va trovata: nel prodotto, nella storia, nei luoghi». Quindi il microfono passa a Cucinelli e la lezione spazia dall’economia alla filosofia: «Perché ho deciso di fare un’azienda in un piccolo borgo? Grazie a un direttore di banca che mi conosceva e mi ha dato fiducia. Questo è il valore del piccolo paese, dove non c’è povertà spirituale, né solitudine, dove si dialoga». 
Fare impresa nei piccoli borghi si può eccome, secondo Cucinelli: «Abbiamo bisogno di luoghi del pensiero e del silenzio, quello che manca nelle grandi città. Quando torno da New York è bello ritrovarmi circondato da quelle solite dieci persone dove il tasso di umanità è altissimo». Si appella ai giovani l’imprenditore: affinché non abbiano paura a seguire la propria strada. «Il capitalismo – conclude – deve essere nuovo, umanistico, nel rispetto della dignità dell’uomo. Se c’è umanità c’è creatività». 
di Ilaria Moretti
Fonte: http://www.gazzettadiparma.it
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